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    Orange is the new black

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    Orange is the new black

    Messaggio Da luce^.^ il Lun Set 30, 2013 3:05 pm

    Senza ombra di dubbio gli eventi più importanti della scorsa stagione televisiva statunitense ruotano attorno a un unico progetto e un'unica "emittente": sto parlando delle original series prodotte e distribuite da Netflix.
    La scia è positiva e non accenna ancora a disperdersi: abbiamo cominciato a sentire vere e proprie scosse con House of Cards, abbiamo apprezzato il discreto anche se troppo adolescenziale Helmock Grove, abbiamo gridato di gioia per il nostalgico - ed efficacissimo - progetto di riportare in vita uno dei nostri cult di genere, Arrested Developement.
    Il terremoto vero e proprio, però, l'abbiamo tutti avvertito questa estate 2013 con il nuovo prodotto originale della rete: Orange Is the New Black. A raccontarci una nuova storia densa e interessante, con punte di grottesco, ci pensa Jenji Kohan, che molti ricorderanno per un'altra bellissima dark comedy, Weeds.

    Il successo dei primi tre prodotti seriali citati ha sicuramente alimentato l'entusiasmo creativo dei produttori di Netflix, sostenuti senza remore dai massimi vertici monetari dell'azienda che, forti di complimenti e lodi, si sono trovati di fronte alla stagione estiva con i riflettori puntati e un grande numero di occhioni sgranati in attesa che la vetrina venisse finalmente scoperta.
    Arrested Development è piaciuto praticamente a tutti, ed è riuscito a portare la rete on-line a un livello qualitativo pari alle cable television, mostri sacri del palinsesto USA e mondiale, ma ha soprattutto aperto una nuova fascia di mercato televisivo creando da zero un nuovo filone che potrà essere percorso ed esplorato in lungo e in largo. Forse siamo troppo in anticipo per parlare di Arrested Developement come del primo passo per delineare una tendenza televisiva del 2014, ma ci rendiamo facilmente conto che un palinsesto in grado di resuscitare le serie molto amate dal grande pubblico, e troppo prematuramente cancellate, è un potenziale carico esplosivo (no, non sto parlando di Aquaman, smettete di sperarci). Intanto, lo stesso trattamento è stato infatti riservato a The Killing, cancellata dalla AMC e riportata in vita grazie a un accordo tra l'emittente e quei falchi della Netflix.


    La trama
    Orange Is the New Black è la trasposizione seriale e ampliata di un libro di Piper Kerman, ispirato alla sua stessa esperienza in prigione. Ma non temiate di essere di fronte alla solita storia di una donna fragile e incompresa che impara dalla prigione la vita vera, e costruisce con durezza una nuova consapevolezza di sé. Affatto: con ironia, verrete sbalzati verso una bella e buona disintegrazione di una realtà bionda e perfetta, senza vedere all'orizzonte la rinascita, ma l'inevitabile caduta verso una persona che è senza dubbio dura, ma più vera.

    Il tutto con moltissima ironia, che traspare fin dal titolo. Orange Is the New Black è infatti un'espressione ormai di uso comune che allude all'evolversi delle mode. L'ironia del titolo non passa inosservata, esattamente come una nuova detenuta in mise arancione, nel mezzo di decine di veterane in beige. Stiamo parlando di un secondo, pesantissimo, debutto in società, su cui i giudizi di chi ti osserva nella tua tuta arancione si fanno pesanti e strettamente legati alla prima impressione: pronti a condizionare il resto della tua vita all'interno di quel microcosmo che è la prigione.

    La protagonista nel passaggio in televisione conserva il nome di battesimo dell'autrice del libro, ma il cognome è stato trasformato in Chapman. Il volto di Piper è quello di Taylor Shilling, attrice che forse solo qualcuno ricorderà in Argo. Si è rivelata comunque una scelta ispirata per impersonare Piper: bionda e dolce ragazza in attesa di sposarsi col suo fidanzato (qui interpretato da Jason Biggs) che improvvisamente scopre di dover passare 14 mesi in carcere per via un reato commesso una decina d'anni prima accanto alla fidanzata di allora, la splendida Laura Prepon.
    Questa, senza troppi spoiler, la premessa narrativa iniziale, da cui la trama orizzontale di questa season 1 non si discosta, concentrando l'attenzione sui personaggi e sulle loro storie, sulla comprensione del loro passato e delle loro identità attuali all'interno del carcere. Questo approccio è perfetto per spingere lo spettatore direttamente nelle braccia della serie: la serie inizia in medias res, senza fornirci alcuna informazione. Insieme a Piper, anche noi entriamo nel carcere e facciamo il nostro debutto con i suoi occhi, accanto a lei, posizione che non lasceremo praticamente mai, dal momento che tutto è narrato attraverso il suo sguardo.
    Piper è una brava persona, sostanzialmente ingenua, che si consegna alla giustizia per pagare il prezzo del suo errore passato. Surrender è il termine tecnico usato per chi non viene processato, ma si arrende, volontariamente dichiarandosi colpevole. Come lei, siamo introdotti per gradi all'atmosfera paralizzante di una prigione, in cui tutto può succedere da un momento all'altro. Pian piano viene spogliata delle sue libertà (dall'usare il telefono al salutare il suo fidanzato) e iniziata alla sua nuova vita. Nuova vita che le viene consigliato di considerare in una prospettiva salutare: tutto è temporaneo.
    Piper ha studiato addirittura dei libri sull'argomento prima di presentarsi in prigione. Dopotutto, è la tipica donna WASP: per lavoro vende creme e unguenti naturali fatti in casa, e rappresenta quella nuova eleganza gentile e casuale che fa molta tendenza in chi vuole essere eticamente alla moda ai nostri giorni. A ogni modo, questo suo essere così delicatamente elegante e ingenua, verrà presto notato. Ciò che troviamo in prigione all'inizio, però, è quasi una sorpresa. Le altre detenute sembrano affabili e amichevoli. Salta subito all'occhio che esiste un sistema di scambio e collaborazione; un tenore di vita più accessibile dove non sembri sempre sull'orlo del baratro e della morte per percosse, ma pur sempre delicato e imprevedibile. Queste donne sanno di essere sulla stessa barca e cercano di sopravvivere dandosi una mano, quando possibile e quando nessuno le offende.

    I personaggi
    La risorsa migliore della scrittura di Orange Is the New Black risiede nella grande capacità degli autori di giocare con le nostre aspettative spettatoriali, presentandoci degli archetipi per poi trasformarli in persone reali, comprensibili, che riusciamo sempre a comprendere, compatire, con cui a volte ci identifichiamo. E stiamo parlando di criminali.

    La popolazione del carcere è variegata, composta da diversi personaggi molto interessanti anche se possiamo definirli con archetipi: veterane silenziose, tossiche, lesbiche e casi particolari come la suora e la transessuale parrucchiera (Laverne Cox per la prima volta nella sua carriera non si ritrova a interpretare una prostituta). Vengono presentate tutte con durezza, come donne pericolose, e questo perché sono gli occhi di Piper che di primo acchito percepiscono tutto come un potenziale pericolo: ma poi i flashback ci conducono nelle loro vite con tenerezza, onestà e rispetto per i personaggi, senza mai giudicarli, e permettendoci così di comprendere e scegliere se e come schierarci.

    C'è Miss Claudette (Michelle Hurst), per fare un esempio: da molto tempo detenuta, estremamente riservata, sul cui conto si sono diffuse storie leggendarie trasformandola in una storia che si racconta e si alimenta di bocca in bocca all'interno di quel piccolo mondo del carcere. Ci viene presentata come silenziosa e piena di rabbia, forse devota a qualche religione woodoo, sicuramente pazza, ma la sua storia rivela un personaggio totalmente differente, il cui crimine non ha nulla a che vedere con rabbia o pazzia. Un personaggio pieno di amore, anche se ruvido.
    C'è anche Yoga Jones (Constance Shulman), un personaggio pieno di calma zen, ma le ragioni della sua prigionia rivelano un lato molto oscuro. Non c'è giudizio morale qui, solo tristi verità.

    Si ravvisa una certa sensibilità nel racconto del mondo femminile, un racconto drammatico, non-violento e non eccessivo (anche nell'umorismo moderato). I personaggi femminili, infatti, sono tutti caratterizzati al meglio. Si viene a creare, già da subito, un senso di comunità, anche se fragile e instabile, ma composto da donne con una personalità forte, marcata, decisa: dei caratteri meravigliosi con i loro spigoli netti e i compromessi che hanno dovuto scegliere nella vita.
    Questa attenzione al mondo femminile viene ulteriormente rafforzata grazie allo svilimento tattico dei personaggi maschili, mostrati finora come inetti, idioti, sessuomani o, nel migliore dei casi, abulici e inutili; paiono loro quelli che stuzzicheranno maggiormente la vena comica della serie.

    La sigla di Regina Spektor racconta, tramite un montaggio in successione di dettagli del volto delle protagoniste, tutte le imperfezioni naturali che accentuano la bellezza e l'unicità del carattere. Perché Orange Is the New Black è sostanzialmente un'esplorazione di caratteri e personalità diverse tra loro, un racconto corale dove sarà facilissimo identificarsi. Benché la protagonista indiscussa rimanga Piper, tutte le altre donne non sono un contorno pittoresco, ma ognuna costituisce un mondo da scoprire. Questa curiosità si estende alla sopravvivenza in condizioni del genere e ai codici di comportamento nel sistema, colmo di burocrazia e di una serie di piccole, piccolissime regole che vengono sommate e gettate addosso alla protagonista fino a travolgerla. Nella costrizione del luogo riassume nuovo valore la collaborazione tra simili. Alla punizione si avvicina la riabilitazione attraverso il conforto. Ciò che si esplora, quindi, è la socialità , arrivando a toccare temi quali entia, tribù, bisogno, sessualità, egoismo, bestialità, genere e gender.
    Orange Is the New Black riesce a non eccedere troppo nei cliché, e mantiene un certo equilibrio tra malinconia e sorriso, sporcizia e chiarezza, sensibilità e intrattenimento. Potrebbe essere considerata la serie al femminile dell'anno.

    Lo stile
    Il trailer della serie è interessante, genere curiosità, aspettative, fraintendimenti, esattamente tutto quello che un buon trailer deve saper fare: parlare di sé e farci segnare in agenda il giorno del debutto della serie. Orange Is the New Black si presenta subito in maniera dirompente come un one hour dramedy, seguendo un modello narrativo e stilistico che non ha tanti precedenti nella tv contemporanea se non quello di Shameless o, per l'appunto, Weeds. Orange Is the New Black un drama da un'ora a episodio che conserva alcune caratteristiche narrative, dialogiche ed espositive della commedia da trenta minuti a puntata. L'andamento dell'episodio è altalenante, e si muove saltando tra presente e passato: per la maggior parte si tratta del passato e della vita di Piper, ma anche di tutte le altre detenute proseguendo negli episodi successivi della serie. Per rendere il discorso più fluido viene utilizzato sapientemente un montaggio alternato su raccordi di vario genere, partendo da un espediente minimo e mai scontato: come succede sempre nella vita di noi tutti quando, osservando un oggetto o sentendo una parola, la nostra mente devia e indugia nel ricordo. Sia splendido e felice oppure orribile e triste.

    Cosa significa attribuire un giudizio di qualità nella serialità televisiva d'oggi? Cosa significa produrre qualità? Quality is to be different, risponderebbero gli addetti ai lavori, e non si sbaglierebbero.
    Netflix, al pari di emittenti come HBO, FX e Showtime, ha bisogno di essere differente, di rompere le regole, sia per essere riconoscibile sia per essere valutata con parametri che possano mettere in luce l'eccezionale. Nell'improvvisa tragedia di una donna dalla struttura fragile e dal viso gentile irrompe la commedia, con i suoi equivoci e i suoi paradossi in grado di lavorare sugli stereotipi approfondendo i personaggi senza appesantire il racconto. La storia d'amore di Piper è al contempo anche una storia di separazione che, come quasi tutte le tappe di quest'episodio pilota, viene osservata da entrambi i punti di vista, realizzando un interessante contrasto di stili. Stesso discorso per il suo passato, responsabile dell'attuale condizione di prigionia: nulla viene dato per scontato, ma ogni cosa viene scoperta pian piano, mostrandone al contempo il lato drammatico così come quello comico. Della commedia, Orange Is the New Black possiede anche quella particolare consapevolezza che le permette di essere sufficientemente autoriflessiva, quanto basta per non far perdere di vista gli obiettivi imposti dal dramma. In questo senso, abbondano le citazioni dei prodotti di cultura di massa, così come delle serie tv di riferimento, prima tra tutti Oz. Dal paragone con la serie ideata da Tom Fontana, Orange Is the New Black non può certamente prescindere, e di conseguenza opta per la referenzialità più smaccata, cercando il più possibile di strizzare l'occhio allo spettatore con un gioco di stereotipi sul genere carcerario, ma declinati al femminile, che si rivelano molto più di semplici e strumentali situazioni bidimensionali.
    La serie è stata già rinnovata a busta chiusa per una seconda stagione, cosa che denota la fiducia che l'emittente nutre in questo prodotto.

    fonte

      La data/ora di oggi è Gio Dic 08, 2016 2:03 pm