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    luce^.^
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    Il giorno dopo

    Messaggio Da luce^.^ il Lun Set 30, 2013 3:37 pm


    13 agosto 1944

    E’ il mattino dopo di un giorno strano.
    Si sente ancora nell’aria l’odore di carne bruciata, quell’odore che si fonde nelle narici, che ti penetra nel cervello, fino a marchiarti l’anima.
    E’ l’odore della morte, che si è presa le anima di chi non c’è più e anche quelle di chi è rimasto.
    Ma chi è rimasto?
    Dormono abbracciati, avvinghiati come due cuccioli appena nati. Sono nascosti da un tronco, in una cavità naturale tra due grosse rocce, nella macchia del bosco.
    L’entrata del rifugio è coperta da un albero abbattuto e da un groviglio di foglie e spine.
    Una bambina con i capelli biondi, sporca di terra e fango, il vestitino leggero bianco con i fiorellini rossi e macchie rosse… non è la stoffa, è il suo sangue, mischiato a quello del fratello maggiore, arrotolato su di lei per darle calore e protezione.
    Un bambino di 7 anni che si comporta come un uomo di trenta. Due piccole anime che si legano per darsi conforto in quella notte fatta di incubi e ricordi che sono peggio degli incubi.
    L’odore di carne bruciata, l’odore di sangue che invade l’aria incendiata dall’afa di agosto.
    Il giorno prima era cominciato come un giorno normale.
    I bambini erano tranquilli, potevano uscire a giocare, non c’era scuola e la sirena non avrebbe suonato, ne quel giorno, ne mai.
    Sant’Anna era stata dichiarata “zona bianca”, non potevano attaccarla e poi perché?
    Sant’Anna era un villaggio abitato da gente semplice, in quel periodo da donne, vecchi e bambini.
    Gli uomini si erano rifugiati nel bosco, volevano difendere al bandiera dai crucchi che stavano tornando nelle loro case, lasciando dietro di loro una scia di angue e disperazione.
    Era bello vederli in piazza, tutti per mano, in un girotondo allegro e spensierato.
    Poi, mentre il cielo e il sole rallegravano la giornata di quei piccoli, un’ ombra inspiegabile si allungò su quel piccolo paradiso.
    Erano decine e decine, in fila, come tanti burattini.
    Non una parola, non un spiegazione mentre entravano in ogni casa, in ogni stalla, in qualsiasi posto che potesse essere abitato.
    Gli sfortunati vennero portati nella chiesa, ammassati come bestiame nella stiva, proprio nella casa di Dio, quella che per coscienza non poteva essere violata. Tra loro anche il parroco che li pregava di smettere con quello scempio.
    I bambini vennero messi dietro a tutti, le porte e le finestre vennero bloccate e le panche della chiesa portate sul selciato antistante.
    Poi, fu tutto fuoco e fiamme, lacrime e dolore, grida e speranza che la morte avrebbe presto portato via tutti per lenire quella pena atroce.
    Anche i due bambini erano in quella chiesa, Ida e Alessio. Erano raggomitolati in un angolo, dietro ad una delle panche che non erano riusciti a portare via.
    Alessio stringeva Ida tra il suo corpo esile e l’angolo di pietra. La sorellina che urlava la sua paura e lui da bravo ometto, le sussurrava di stare calma nell’orecchio.
    << Voglio la mamma! Voglio la mia mamma!>>
    << Sta zitta! Vedrai che la mamma ci viene a prendere, non è qui, sicuramente non l’hanno presa!>>
    Alessio sapeva che era una bugia.
    Sua madre, Anna, era andata alla fonte per lavare il bucato, insieme alle altre massaie.
    I crucchi non si sarebbero fatti scappare tante persone da uccidere.
    Alessio cacciò indietro le lacrime, doveva essere coraggioso, come gli disse suo padre Stefano, prima di morire.
    Una morte strana, sei mesi prima, una febbre alta che se l’era portato via in meno di un mese.
    Il suo papà gli aveva detto che era lui l’uomo di casa e come tale si doveva comportare, doveva badare a sua madre e sua sorella.
    Mentre si stringeva alla sua piccola sorellina di 4 anni, Alessio sentì una pietra del muro muoversi sotto le mani.
    Forse il calore del fuoco aveva fatto muovere l’argilla, forse era la fortuna o la mano di suo padre che lo stava aiutando.
    Con un calcio riuscì a smontarla e Ida lo aiutò ad aprire un piccolo varco da dove riuscirono a sgattaiolare.
    Li videro marciare, sentirono i rumori lontani dei fucili e la puzza di morte nell’aria.
    Si presero per mano e scapparono, lontano, più lontano o forse ancora di più.
    I crucchi erano indaffarati ad intaccare il calco delle loro pistole con tante tacche quante le persone che avevano ammassato in quella chiesa.
    Poi fu solo fumo e fiamme, mentre il bosco si infittiva e copriva il sole.
    Non riuscivano a vedere il cielo, era tutto fumo intorno e i rami degli alberi creavano un buoi innaturale.
    << Sono stanca e ho fame…>> la vocina di Ida si fece sentire
    << Ssh! Sta zitta! Ripariamoci li, in quella caverna.>> le mise la mano sulla bocca il fratello
    << E se ci trovano?>> disse sussurrando la piccola
    << Se continui a parlare ci troveranno di sicuro!>> rispose Alessio
    << E se mamma non ci vede come ci trova? >> chiese ancora la sorellina
    << mamma sentirà il nostro profumo…>> affermò il bambino
    << Ma puzziamo!>> sentenziò Ida
    << Tranquilla Ida, la mamma ci troverà>> Alessio sapeva che era impossibile ma la sua sorellina doveva calmarsi se volevano sopravvivere.
    << Alessio! Ho tanta fame.. >> disse la piccola quando la notte era alta.
    Alessio infilò le mani in tasca e trovò un biscotto regalatogli da Monica, la figlia dei vicini che andava nella sua stessa scuola.
    Monica era stata presa per prima, era alta e mora. I crucchi l’avevano notata subito e uno di loro l’aveva condotta tra gli alberi dietro la chiesa, poi non la videro più.
    Alessio diede il biscotto a sua sorella e la cullò finchè non si addormentò e dopo poco la seguì preso dalla stanchezza.
    Faccio piano mentre cerco di farmi spazio tra i rovi, non voglio svegliarli ma la voglia di toccarli e più forte di me.
    Cerco disparatamente di superare la barriera che mi divide da loro, non c’è barriera che tenga, ora ho la prova.
    Mi avvicino ai due piccoli cuccioli addormentati e accarezzo i capelli nero corvino del piccolo.
    Le lacrime mi offuscano la vista, il cuore batte forte fino a quando gli occhi dolci di Alessio si aprono su di me e la sua voce chiama:
    << Mamma!>>

      La data/ora di oggi è Gio Dic 08, 2016 2:04 pm